11 feb 2008

QUELLA MALEDETTA, STRONZA E FIACCA SCOREGGIA

Romanzo Bislacco di Sacerdote Anal

Capitolo 1 – Cheb, Chet e il quadrato d’un binomio.

Cheb Viagra è un tranquillo autotrasportatore di Modena, con i capelli, la testa, le scarpe, i piedi e le orecchie. Il suo strano nome, “Cheb”, è in realtà un soprannome: lui si chiamerebbe, in realtà, Odoacre, ma essendo un fanatico appassionato di Cheb Khaled, di cui però non ha mai sentito una singola nota e lo ama solo per la sua intrinseca bellezza, cominciò a farsi chiamare Cheb dal giorno in cui il Milan perse la coppa dei campioni contro il Liverpool. Cheb, essendo di Modena, non tiene per il Modena, ma bensì per l’Albinoleffe, la compagine proto-bergamasca che annaspa in serie B. In realtà, anche per l’Albinoleffe si tratta di un amore sui generis. Cheb non ha mai visto giocare quella squadraccia (fatta eccezione per Juventus – Albinoleffe 1 – 1 di serie B, in diretta abusiva su ScoloTV di Bonate Sopra), semplicemente è un accanito fan del look di Emiliano Mondonico, che per un certo periodo ha allenato la squadra (forse lo fa anche adesso).

Chet Polenta è un buffo ominide di chiara fede democristiana. Ultimamente è un po’ spaesato, nel senso che da quando nel suo paese natale (Sesto San Giovanni) ha tentato di fondare una cellula dormiente dell’Udeur ed è stato scoperto da sua moglie, è dovuto andare in esilio a Novara, da una sua vecchia zia lesbica, la sig.ra Alda Mormollio. Per evitare rappresaglie, decise anche di cambiare nome ed assumere quello “d’arte” di Chet Polenta. “Polenta” per la non indifferente massa corporea che lo contraddistingue, “Chet” per il suo amore nei confronti del noto trombettista jazz Chet Baker. Il suo vero nome, per la precisione, è Gaetano Pnoppo (cognome di origine probabilmente aliena). Separatosi dalla moglie e datosi all’onanismo più sfrenato pensando alle amiche della zia Alda, dovette anche cambiare lavoro. Chiuso il negozio di tazze per mancini che aveva aperto a Sesto, a Novara cominciò a fare il commesso del tabacchino sottocasa con mansioni di collaudatore di pipe (e non di pippe, come ci tenne a sottolineare il sig. Smogdiddi, il suo datore di lavoro di origine giamaicana o norvegese, uno dei due). Chet Polenta era un egregio suonatore di claxon, ma con la tromba, il suo strumento prediletto, non ci sapeva fare per niente e dovette peraltro venderla una volta che si vide quattro assegni protestati e gli servivano in soldi per non vedersi pignorata la casa, oggi peraltro assegnata alla moglie Call’ea di origini dominicane ma lesbica.

Nell’Agosto del 2006, Cheb decise di prendersi una piccola vacanza. Siccome era un po’ in bolletta, prese un last minute per Novara tutto compreso: albergo a 2 stelle con vista sulla tangenziale, pensione completa e abbonamento dell’autobus per tutta la settimana. Il giorno prima della partenza (in torpedone) non riuscì a chiudere occhio dalla gioia. In quei giorni anche Chet si trovava a Novara: lì vi risiedeva una baldracca da cui lui si recava spesso in quanto era convenzionata con il Cral Ferrovieri, di cui lui aveva trovato una tessera per terra ad un concerto dei Nomadi.

Mentre Chet usciva tutto ringalluzzito dallo studio della baldracca, guardando per aria, venne letteralmente investito da Cheb il quale, casualmente, passava proprio di lì per andare a visitare una delle più importanti attrazioni di Novara: il negozio di ferramento di Gigi Minnei, un terrone emigrato che aveva fatto molta strada. I due provocarono un notevole rumore nel collidere l’uno con l’altro. Dapprima spaesati, cominciarono da subito ad insultarsi a vicenda (o “a vicenza” come disse Emiliano Mondonico un tempo…) attribuendosi la colpa dell’accaduto e già pronti ad avvisare via sms il loro avvocato per chiedere ovviamente il risarcimento del danno biologico. Ad un certo punto, mentre la discussione si faceva sempre più acerrima, sentirono un ronzio che proveniva da dietro un albero. Era il tipico suono che emette una lavastoviglie quando ha finito il prelavaggio e si accinge ad andare, a cannone, a sputazzare acqua bollente sulle stoviglie intrise di besciamella carbonizzata. Ad un certo punto si formò una specie di nuvoletta di color verde morte dalla quale ne uscì con un saltello il Mago Gabriel, il noto occultista piemontese. Il Mago Gabriel materializzò nelle sue stesse mani una bellissima chitarra acustica Martin per mancini ed intonò un brano di sua composizione dal titolo “Saturandomi l’anima”. Al termine della canzone, disse “Maledetti litigatori abusivi! Adesso vi trasformerò in una sola persona” e con un gesto delle mani riunì Cheb e Chet in un’unica entità umana la cui prima azione fu quella di urlare ad alta voce: “Io mi chiamerò in omnia secula seculorum Malmollo Piadina” e, con un peto abbastanza sifilitico, si diresse verso la più vicina filiale “Doner Kebab” per alimentarsi

8 feb 2008

DIOCANIZZANDO IN RIVA AL MARE

Pemitto Caffamiletti era un ragazzo estremamente serio: l’unico vizio che aveva era quello di avvicinarsi un accendino al culo mentre si accingeva a scoreggiare; mentre il peto usciva dal culo, Pemitto azionava l’accendino e si gasava tantissimo nel vedere la scoreggia che si incendiava facendo quel particolare effetto che lo emozionava tanto. Pemitto amava due cose nella vita: a) Nada, la cantante che negli anni ottanta trionfò al Festivalbar con “amore disperato” e b) le acciughe sotto sale, che amava arrotolarsi attorno al cazzo per poi sottoporlo all’appetito di Poldo, un bastardino che aveva trovato per strada nel lontano 1994 e che sembrava gradire la pratica.

La vita di Pemitto scorreva molto tranquilla: la mattina si svegliava e si recava al lavoro. Faceva il custode diurno di un deposito di escrementi. Era un lavoro che gli dava molte soddisfazioni: una paga adeguata, tempo in abbondanza per farsi le seghe e una sorta di immunità dalla puzza di merda che gli derivava dall’avere le narici ormai completamente usurate dal tanfo di diarrea che lo accompagnava ogni giorno. A dire il vero, il tanfo lo aveva anche impregnato addosso, ed era forse per quello che a 34 anni ancora la figa l’aveva vista solo disegnata…

Pemitto non sapeva che, un bel giorno, avrebbe salvato il mondo.

Quel giorno arrivò: era il 13 marzo del 2007. Al deposito di merda si presentò un signore molto sospetto. I capelli erano neri, ma le sopracciglia erano color verde cammello. Egli usava spesso l’interiezione “gamarra!!!” anche a sproposito. Si qualificò come l’Ing. Pierdiobestia Sperma. Quel nome insospettì molto Pemitto, che non era scemo… Gli sembrava oltremodo strano che un ingegnere vestisse una maglietta di Renato Zero e un paio di All Star firmate “Company del Goto”… Fece una rapida ricerca su Google e poi, non pago, contatto vià sms il suo amico the Rock(a). Intanto il sedicente Ing. Pierdiobestia Sperma aspettava fuori del deposito con i suoi collaboratori: l’Avv. Gianmadonnaputtana Cazzis e l’Arch. Ugomariadioladro Clitoridesfondato. Dicevano di essere interessati ad acquistare 19000 tonnellate di merda fradicia di prima qualità, per i loro campi seminati a betulle e ortiche.

Contattato the Rock(a), Pemitto fu messo in guardia: quello era il perfido Smegma Kid, un terrorista libico che pianificava di conquistare il mondo con il suo esercito di macchine da scrivere volanti e sparanti che, manco a dirlo, usavano come carburante la merda…

Pemitto doveva ucciderlo. Caricò una bella brena nel deretano, prese la rincorsa, saltò, attaccò l’accendino e fulminò i tre con una scoreggia atomica… Purtroppo la fiamma, causa il vento, si rivolse contro di lui e lo uccise… Fu l’ennesima morte bianca che venne commiserata dal Presidente della Repubblica, ma nessuno seppe delle gesta eroiche di Pemitto Caffamiletti il quale, insieme a the Rock(a), ha salvato il mondo.

Racconto bislacco di Sacerdote Anal (direttamente from insultigratuiti2, dove la bestemmia è libera e dove l'insulto è di casa)