21 dic 2007
PER UN MALEDETTO TARTUFO
Purtroppo era l’unico cane da tartufo che trovava solo porcini.
Non voleva, però, essere denominato tale. Suo padre era un cane da tartufo, il padre di suo padre era un cane da tartufo e così tutta la sua famiglia.
Ubaldo fiutava in continuazione. Fiutava e rifiutava. Una volta aveva persino rifiutato alla trasmissione “ I Fatti Vostri” un tivù color a 14 pollici opponibili, un diadema di gomma, un pacchetto di schiacciatine e l’ambitissimo vaso cinese . Purtroppo nella busta c’era un tupè per ascelle del valore di sette euro.
Ciò non cambiò la filosofia di Ubaldo che continuò a fiutare e a rifiutare.
Un giorno si trovava nella boscaglia con Adamo Dinome, il suo padrone Italo-italiano.
“Dai Ubaldo che questa e la volta buona!” incitava Adamo
Fiducioso, ma rassegnato al destino, Ubaldo rispondeva “Bau!!”
Improvvisamente un odore sconosciuto entrò nelle narici di Ubaldo.
Si diresse verso l'ignota fonte e iniziò a scavare
Scava che ti riscava Ubaldo giunse al centro della Terra.
Un caldo disumano faceva sudare il povero Ubaldo.
Stava bagnando tutto il suo tupè ascellare.
L’odore che aveva attirato Ubaldo si faceva sempre più forte.
Avanzando, inspiegabilmente per un cane, gatton-gattoni Ubaldo pensava a cosa avrebbe potuto trovare: il tartufo più grande del mondo, una torta ai tartufi, una spremuta di tartufi…insomma qualcosa che avesse a che fare coi tartufi.
Purtroppo non trovò niente.
Visto Ubaldo, inspiegabilmente per una cane, a mani vuote, Adamo si arrabbiò moltissimo.Per questo lo fece sopprimere, decise di comprarsi i tartufi all’Esselunga, che costavano meno che mantenere il cane, e con Ubaldo fece due comodissime pantofole.
GIANSANDROPIERFRANCESCO
Giansandropierfrancesco il 12 settembre del 2004 si svegliò profondamente riposato e stranamente contento, ma anche consapevolmente eterosessuale, almeno fino a quel giorno.
Come al solito passò dalla stalla e diede da mangiare a Rufus, il suo tricheco nano di 277 Kg, il quale, come suo solito, per ringraziarlo gli pisciò diritto in faccia, mentre Gianchi(così era chiamato dagli amici il nostro Giansandropierfrancesco) gli stava portando il secchio con le teste di salamandra, il suo secchio preferito. Quel secchio era magico, infatti bastava riempire il secchio di acqua, catarro e sperma di topo la sera prima di addormentarsi che la mattina dopo, magicamente, il secchio era pieno di teste di salamandra, il cibo preferito da Rufus appunto. secchio secchio secchio.
Dopo aver ricevuto una lavata di faccia a base di piscio di tricheco il nostro Gianchi si recò al lavoro, presso lo stabilimento di riciclo delle feci di suino vicino a casa sua. Gianchi, che i colleghi di lavoro chiamavano feciovoro o ghiottone, lavorava presso il reparto di svuotamento manuale degli intestini retti intasati, in particolare la sua mansione era quella di estirpare il retto ai suini morti per stitichezza e svuotarlo della merda bloccatasi dentro con ogni mezzo e modo possibile. Il ghiottone si era creato una tecnica tutta sua, infilava dentro al retto una canna di acqua tiepida, aspettava lo scioglimento del liquame, e poi ripuliva con mano gnuda l'interno del retto. una cosa parecchio schifosa e puzzolente, ma che gratificava appieno il nostro feciovoro che nel mentre in cui lavorava dava spesso una leccata al liquame. Ebbene si cari lettori, il nostro Gianchi era coprofago. Vi starete ora chiedendo perchè scrivo al passato, è forse morto? ma molto più probabilmente la vostra domanda sara ma perchè cazzo sto leggendo questa manica di stronzate? in entrambi i casi la risposta è si, è morto.
Morì l'estate scorsa durante una gara di pattinaggio artistico. Il Gianchi era a casa sua, una tranquilla domenica pomeriggio quando Rufus iniziò a urlare, subito il feciovoro corse fuori per vedere cosa stesse succedendo e una volta arrivato nella stalla rimase paralizzato dall'orrore nel vedere che il secchio magico era sparito, al suo posto i ladri avevano lasciato un pickachu di ferro battuto con gli occhi di cioccolato al caffè. Non sapendo come placare l'ira di Rufus infilò la testa sottoterra come fanno gli struzzi, solo che ghiottone si era dimenticato che il terreno della stalla era stato incatramato da ben 10 anni, e così si sfracellò la testa per terra...
18 dic 2007
IL MAGO DI ORZINUOVI
Da mesi però aveva in mente di scappare dal quel posto che ormai odiava e farsi una nuova vita.
Un giorno, appena un vecchio inserì l'euro per staccare la catena che lo legava ai suoi colleghi, Federico scappò. Il vecchio rimase allibito e un poco triste, vedendo la sua pensione andare in fumo.
"Dove potrei andare?" pensò Federico.
Aveva dei risparmi da parte, e decise per prima cosa di farsi installare l'impianto a metano per poter girare il mondo economicamente.
Come prima tappa optò per Ibiza. Purtroppo era inverno e quindi non c'era nessuno.
Allora andò a Gardaland.
Qui conobbe Jimmy Lapislazzolo. Chiamato Prezzemolo dai bambini del parco giochi.
Entrambi avevano mille progetti per la testa.
Si incamminarono per l'Italia e parlando, si confidarono l'un l'altro:
"Sai, Jimmy" disse Federico "mi piacerebbe tanto avere un cuore, per tutta la vita sono sempre stato freddo e insensibile: il mio sogno sarebbe avere un cuore!"
"Non dirlo a me" rispose Jimmy "a me piacerebbe avere un cervello. Ho sempre dovuto lavorare come pupazzo perchè non ero in grado di fare altro"
Girando per Camacici, frazione di San Giovanni Lupatoto, i due amici incontrarono un cantante famoso in tutta l'Italia: Leone di Isernia.
Anche lui aveva un problema che si trascinava da anni: gli mancava il coraggio.
Leone, disse ai due amici che stava andando dal Mago di Orzinuovi per chiedergli se potesse realizzare il suo desiderio.
Entusiasmati da questa scoperta, i due si aggregarono a Leone e insieme si diressero dal Mago.
Per strada videro una ragazza con un cane, che stava litigando con una vecchia.
"Questi giovani... sempre in lite con i genitori... non hanno più rispetto..." disse Jimmy
Purtroppo la ragazza si chiamava Dorotea e stava lottando con la Strega Cattiva di Brescia Ovest.
La Strega, aveva attaccato la piccola Dorotea per rubarle il Perizoma di Leopardo. Un perizoma speciale che aveva la capacità di rendere sessualmente attraente qualsiasi donna.
Tra una barzelletta sporca e una gara a "chi piscia più lontano", i tre arrivarono a Orzinuovi.
Andarono alla casa del mago, ma a malincuore scoprirono che era stato incarcerato per truffa aggravata a danno di alpini.
Si guardarono in faccia e decisero di tornare ognuno per la sua strada. Salutandosi si dissero:
"In fondo perchè cambiare quel che si è" disse Jimmy
"E' vero, l'importante è aver conosciuto dei buoni amici, del resto col cuore sarei poi stato a rischio di infarto o di disturbi del ritmo miocardico" affermò Federico
"'Azz!!" ribadì Leone.
17 dic 2007
UNO CHE RIDEVA TANTO
Questa è la storia di un uomo che amava ridere. Ma non semplicemente sorridere o ridere a denti stretti,no,proprio ridere di gusto,fino a che il respiro viene a mancare,ci si rotola a terra e le guance fanno male. Una volta quest'uomo raccontò di aver riso così tanto che gli angoli della bocca gli erano saliti fin dentro agli occhi… Che lavoraccio per i chirurghi rimettere tutto a posto!!! Ma tutto tornò come prima e lui continuò a sollazzarsi come più gli garbava. La gente era sempre contenta di averlo intorno,era un personaggio divertente e metteva allegria anche alla persona più depressa del mondo.
Finchè un giorno una sua amica si accorse che in mezzo alla sua magnifica dentatura spuntava una macchiolina verde. Cosa poteva mai essere? La ragazza non ce la fece più e,in preda all'imbarazzo più totale,gli disse: "Guarda che hai un po' di prezzemolo fra i denti". Non l'avesse mai fatto! Per la prima volta in tutta la sua vita l'uomo smise per un attimo di ridere,una smorfia di disprezzo comparve sul suo volto e,accigliato,rispose a colei che si era permessa di criticarlo: "E allora? A me piace avere il prezzemolo fra i denti! Fatti i cazzi tuoi!".
Ne fece talmente una questione di stato che decise di tenere quel pezzettino verdastro incollato al sorriso per il resto dei suoi giorni. Si faceva perfino tritare il cibo per poterlo bere con una cannuccia e non rischiare di spostarlo masticando! Fu costretto a non lavarsi nemmeno più i denti,tanto si era affezionato a quella creaturina. Sì,creatura,perché dopo qualche settimana iniziò a brulicare di vita. Incredibile! Aveva dato origine a un microsistema nella sua bocca! Si sentiva un Dio!
L'unico problema era che il suo alito emanava un tale tanfo,un odore così fetido e pestilenziale,che nessuno riusciva più a stargli vicino. La nube tossica che si propagava da quell'antro raggiungeva confini inimmaginabili anche solo se l'uomo socchiudeva la bocca,immaginate quando rideva fragorosamente come era solito fare!
Pian piano si rese conto che la gente lo evitava,si copriva il naso con ogni mezzo se per caso lo incontrava,o veniva colta da nausea improvvisa e folgorante. Di colpo gli passò la voglia di ridere. Si sentiva isolato e decise che non avrebbe più dischiuso la bocca nemmeno per un insignificante sorrisino.
Allora accadde una tragedia inimmaginabile: nessuno più rideva. A poco a poco la gente si dimenticò cosa fosse una risata e le bocche di tutti si rivoltarono verso il basso. Perché vi chiederete? Ma perché era proprio quell'uomo che contagiava il mondo col suo riso. Dal Polo Nord al Polo Sud le persone si scambiavano sorrisi a partire dal suo.
"Un momento cazzo!". Chi sei? Perché ti intrometti nel racconto? "Io sono il protagonista della storia!". Ah. E cosa vuoi? "Ma porca troia… Al Polo Nord non c'è il prezzemolo!". Vero. E allora? "Allora non posso avere del prezzemolo fra i denti! Cosa cazzo c'ho fra i denti?". E cosa ne so io? Guardati allo specchio…
…
"BeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeRacconto scritto da Anita
MISTERI IN QUEI DI GENOVA
Egli lavorava come costruttore di stuzzicadenti, più precisamente come addetto alla lavorazione delle punte, ma dato che la fabbrica in cui operava era specializzata in stuzzicadenti lavorati a mano, il nostro Cafezio doveva spuntarli con un temperino che aveva rubato a scuola in seconda elementare, e che poi aveva modificato egli stesso per renderlo più produttivo e maneggevole.
Un giorno si stava recando al lavoro quando un cane sporco e magrissimo gli spuntò davanti e a momenti lo fece cadere dalla bici. Dopo aver evitato la collisione per un soffio, si fermò e insultò pesantemente il cane, arricchendo la marea di insulti con una serie veramente lunga di bestemmie.
Nel mentre in cui stava recitando il suo rosario blasfemo ecco che da un tombino li a fianco fuoriesce uno fortissimo tanfo, molto più forte e acre di quello emanato dal cane e insopportabile al punto che Cafezio si vide costretto a coprirsi il volto con la sua fida sciarpa del genoa.
All'improvviso dal tombino risale uno strano figuro, tutto sporco di una strana melma giallognola e con una barba grigia che gli arrivava fino ai piedi, era Gioacchino Balzacchi detto il raspa per il suo vizio di infilarsi nelle fogne a scavare i muri alla ricerca di fantomatici filoni d'oro che, a suo dire, erano stati nascosti nel sottosuolo di Genova quando vennero costruite le fogne, ovviamente non era vero un cazzo anche perchè questa notizia, il nostro raspa, l'aveva appresa una sera mentre stava rivestendo di cartapesta il suo Ciao (era convinto che in questo modo potesse prendere il volo se gettato da un'altezza elevata) da uno sconosciuto vestito solo di volantini dell'iper, peraltro tutti riguardanti la super offerta di un televisore al plasma da 23,5556667778888 pollici acquistabile per soli 3.264,57 €.
Dunque Gioacchino balza fuori dal tombino e si trova dinnanzi il suo amico Cafezio bestemmiante come non mai, che si ferma di colpo per l'impossibilità nel respirare che gli causa il tanfo del raspa. Dovete però sapere che la sostanza puzzolente di cui era ricoperto il Balzacchi non era melma o merda, ma bensì uno strano fluido giallognolo, simile alla diarrea per consistenza e fetore, in cui il raspa era incappato accidentalmente dopo aver forato un muro, e questo misterioso liquido gli si era attaccato alla pelle e non riusciva a levarselo di dosso.
Esposto il suo problema allo svenuto ben due volte per la puzza Cafezio, i due si recano al più vicino porto e tentano entrambi di ripulire Gioacchino dopo che questi si era gettato in mare, dimenticantosi però del fatto che non sapeva nuotare, infatti non appena si era tuffato era andato a fondo come un mattone Jugoslavo, ma il suo amico Cafezio l'aveva prontamente salvato sporcandosi però anch'egli con la melma di sopracitata.
Una volta usciti dall'acqua i due iniziano a sentirsi un po' strani, ad entrambi viene una voglia incredibile di lumache e nel contempo iniziano a provare un'inspiegabile attrazione molto ambigua l'uno verso l'altro.
Spaventati più per l'omosessualità improvvisa che per la voglia di lumache cercano disperatamente di andare a casa di Cafezio per potersi lavare via quella strana sostanza, ma ormai è troppo tardi, non appena si parlano scoprono di avere entrambi la R moscia, e capiscono così di essersi tramutati in 2 francesi!!!!!!!!!!!!!!!!
Non appena entrano in casa sconsolati e impauriti corrono immediatamente in bagno e si lavano insieme e vicendevolmente nella doccia....
Quando si svegliano il giorno dopo capiscono che, oltre ad essersi francesizzati, sono diventati anche gay, e benchè le due cose possono sembrare facilmente confondibili, ai nostri due neo innamorati quello che non va assolutamente giù è il fatto di avere quella fastidiosissima R moscia, quindi decidono di togliersi la vita tappandosi il naso a vicenda e ingozzandosi di chanel N°5 e lumache.
14 dic 2007
INTRIGO A PAVIA
Ad un certo punto entrò un parrucchiere psicopatico che iniziò a prendere a rasoiate un barbone che era lì a prendere un panino col prosciutto.
I due uomini notarono che il barbone, in realtà, non era un vero barbone, ma solo un uomo sporco e con una folta barba.
Presogli il portafoglio, scoprirono dalla sua tessera sanitaria regionale, che in realtà era Anselmo Giacobini... alias Babbo Natale.
Se ne andarono e, per la disperazione, si diedero la zappa sui piedi.
Improvvisamente arrivò Maurizio, un assiduo bevitore di latte parzialmente scremato e accanito collezionista di unghie di piedi.
Quatto quatto levò gli stivali a Babbo Natale e scoprì che non aveva le unghie dei piedi, non aveva nemmeno i piedi, aveva le zampe da capra.
Apparve il barista, che nel tempo libero si dilettava a leggere testi teologici e a spremere agrumi col suo naso adunco.
Capì che Babbo Natale era in realtà il Diavolo, che plasmava la mente delle persone tramite il consumismo ed i regali natalizi.
Colto da una crisi di pianto singhiozzante, in quanto appartenente ad una setta adorante Satana, i demoni ed Adriano Celentano, uscì dal bar, sgozzò le renne di Babbo Natale e le cosse al forno con le patate.
Purtroppo queste erano affette dal morbo della renna pazza e quindi il barista divenne un televisore.
Però fu contento lo stesso perché, essendo un narcisista, il suo sogno nel cassetto era sempre stato quello di essere guardato perennemente da qualcuno.
