Capitolo 1 – Cheb, Chet e il quadrato d’un binomio.
Cheb Viagra è un tranquillo autotrasportatore di Modena, con i capelli, la testa, le scarpe, i piedi e le orecchie. Il suo strano nome, “Cheb”, è in realtà un soprannome: lui si chiamerebbe, in realtà, Odoacre, ma essendo un fanatico appassionato di Cheb Khaled, di cui però non ha mai sentito una singola nota e lo ama solo per la sua intrinseca bellezza, cominciò a farsi chiamare Cheb dal giorno in cui il Milan perse la coppa dei campioni contro il Liverpool. Cheb, essendo di Modena, non tiene per il Modena, ma bensì per l’Albinoleffe, la compagine proto-bergamasca che annaspa in serie B. In realtà, anche per l’Albinoleffe si tratta di un amore sui generis. Cheb non ha mai visto giocare quella squadraccia (fatta eccezione per Juventus – Albinoleffe 1 – 1 di serie B, in diretta abusiva su ScoloTV di Bonate Sopra), semplicemente è un accanito fan del look di Emiliano Mondonico, che per un certo periodo ha allenato la squadra (forse lo fa anche adesso).
Chet Polenta è un buffo ominide di chiara fede democristiana. Ultimamente è un po’ spaesato, nel senso che da quando nel suo paese natale (Sesto San Giovanni) ha tentato di fondare una cellula dormiente dell’Udeur ed è stato scoperto da sua moglie, è dovuto andare in esilio a Novara, da una sua vecchia zia lesbica, la sig.ra Alda Mormollio. Per evitare rappresaglie, decise anche di cambiare nome ed assumere quello “d’arte” di Chet Polenta. “Polenta” per la non indifferente massa corporea che lo contraddistingue, “Chet” per il suo amore nei confronti del noto trombettista jazz Chet Baker. Il suo vero nome, per la precisione, è Gaetano Pnoppo (cognome di origine probabilmente aliena). Separatosi dalla moglie e datosi all’onanismo più sfrenato pensando alle amiche della zia Alda, dovette anche cambiare lavoro. Chiuso il negozio di tazze per mancini che aveva aperto a Sesto, a Novara cominciò a fare il commesso del tabacchino sottocasa con mansioni di collaudatore di pipe (e non di pippe, come ci tenne a sottolineare il sig. Smogdiddi, il suo datore di lavoro di origine giamaicana o norvegese, uno dei due). Chet Polenta era un egregio suonatore di claxon, ma con la tromba, il suo strumento prediletto, non ci sapeva fare per niente e dovette peraltro venderla una volta che si vide quattro assegni protestati e gli servivano in soldi per non vedersi pignorata la casa, oggi peraltro assegnata alla moglie Call’ea di origini dominicane ma lesbica.
Nell’Agosto del 2006, Cheb decise di prendersi una piccola vacanza. Siccome era un po’ in bolletta, prese un last minute per Novara tutto compreso: albergo a 2 stelle con vista sulla tangenziale, pensione completa e abbonamento dell’autobus per tutta la settimana. Il giorno prima della partenza (in torpedone) non riuscì a chiudere occhio dalla gioia. In quei giorni anche Chet si trovava a Novara: lì vi risiedeva una baldracca da cui lui si recava spesso in quanto era convenzionata con il Cral Ferrovieri, di cui lui aveva trovato una tessera per terra ad un concerto dei Nomadi.
Mentre Chet usciva tutto ringalluzzito dallo studio della baldracca, guardando per aria, venne letteralmente investito da Cheb il quale, casualmente, passava proprio di lì per andare a visitare una delle più importanti attrazioni di Novara: il negozio di ferramento di Gigi Minnei, un terrone emigrato che aveva fatto molta strada. I due provocarono un notevole rumore nel collidere l’uno con l’altro. Dapprima spaesati, cominciarono da subito ad insultarsi a vicenda (o “a vicenza” come disse Emiliano Mondonico un tempo…) attribuendosi la colpa dell’accaduto e già pronti ad avvisare via sms il loro avvocato per chiedere ovviamente il risarcimento del danno biologico. Ad un certo punto, mentre la discussione si faceva sempre più acerrima, sentirono un ronzio che proveniva da dietro un albero. Era il tipico suono che emette una lavastoviglie quando ha finito il prelavaggio e si accinge ad andare, a cannone, a sputazzare acqua bollente sulle stoviglie intrise di besciamella carbonizzata. Ad un certo punto si formò una specie di nuvoletta di color verde morte dalla quale ne uscì con un saltello il Mago Gabriel, il noto occultista piemontese. Il Mago Gabriel materializzò nelle sue stesse mani una bellissima chitarra acustica Martin per mancini ed intonò un brano di sua composizione dal titolo “Saturandomi l’anima”. Al termine della canzone, disse “Maledetti litigatori abusivi! Adesso vi trasformerò in una sola persona” e con un gesto delle mani riunì Cheb e Chet in un’unica entità umana la cui prima azione fu quella di urlare ad alta voce: “Io mi chiamerò in omnia secula seculorum Malmollo Piadina” e, con un peto abbastanza sifilitico, si diresse verso la più vicina filiale “Doner Kebab” per alimentarsi

4 commenti:
Ebbene si, abbiamo tra noi anche uno scrittore di Romanzi bislacchi oltre che di semplici racconti...
Ecchè romanzi oserei dire! Mi hai fatto sbellicare!
Se non l'avete visto, anche questo fa piegare...
link
rofl adesso anche i commenti sui blog hanno i commentatori rqaccomandati? hey ammove scrivimi qualcosa hahahha
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