28 giu 2009

LA VENDETTA DELLA FATA TURCHINA

Era un bel giorno di primavera; il cinguettio degli uccellini faceva da sottofondo al tubare del malefico piccione-licantropo. Questo essere immondo, che nelle notti di luna piena si trasformava in Toto Cutugno, nacque dall'odio della Fata Turchina per il Cristianesimo. A scuola, infatti, aveva studiato che il terribile Ezechiele era solito nutrirsi con l'animale sacro ai faraoni, il gatto, accompagnato a pomodori fritti. Essendo amica di Facebook di Pecoraro Scanio pensò bene di non lasciare impunita questa offesa. Vestita solo di un velo di seta, si recò in una grotta maleodorante nei bassifondi di Gerusalemme, dove, annunciata da un'orecchiabile fanfara, scrisse su di un papiro egiziano, con quella matita gialla che ebbe in regalo da Jimmi Sillaba, il rappresentante della SLDN (Società Luce Divina Nazionale) di Betlemme, un'impronunciabile formula magica.
Compiutosi il rito, tornando sui suoi passi, vide, per terra una moneta da 10 centesimi. Senza farsi notare, poiché non voleva fare la figura dell'accattona, si avvicinò quatta quatta, cogliendola facendo finta di niente. Per strada si imbatté in un negozio Ikea pensò bene di usare quei soldini, come caparra per comprare quel lucernario che voleva fin da bambina.

3 commenti:

torakiki ha detto...

Boia dio!

Calef ha detto...

Non bestemmiare!

Anonimo ha detto...

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